
Il Bullismo in tutte le sue forme continua ad essere un fenomeno molto diffuso nell’ambiente scolastico. Spesso a causa del silenzio e della paura o della tacita approvazione degli altri compagni, si alimenta in una spirale che rende il bullo sempre più forte.
Secondo l’Istat oltre il 50% degli studenti tra gli 11 e i 17 anni ha subito atti offensivi (verbali o fisici) da parte dei compagni; di questi, il 10% confessa che si tratta di atti ripetuti ogni settimana. Inoltre da questi dati risulta che oggi, sono più le ragazze ad essere vittime di bullismo. Ancora più sconcertanti sono i dati forniti dall’associazione Telefono Azzurro: l’81% dei genitori minimizza il problema, il 49% dei professori non sa rendere consapevoli i genitori e il 20% presenta difficoltà nel comprendere la gravità del fenomeno; infine il dato più inquietante riguarda le vittime: il 10% ha pensato almeno una volta al suicidio.
Quindi oltre i ragazzi, spesso anche i genitori e gli insegnanti sembrano non avere gli strumenti necessari per affrontare questi fenomeni.
Quando si tratta di bullismo?
Nonostante “bullismo” sia ormai un termine diffuso, che evoca episodi di aggressività e prevaricazione nell’ambiente scolastico, non è così facile e immediato riconoscerlo. Le sue manifestazioni sono molteplici e cambiano anche in base alla fascia di età di chi compie l’atto e di chi lo subisce.
Di fatto, è possibile ricondurre le forme di bullismo a quattro macro categorie:
- Diretto: comportamento che utilizza la forza fisica (picchiare, spingere, far cadere…)
- Verbale: comportamento che utilizza la parola (offese, minacce, prese in giro insistenti…)
- Indiretto: comportamenti non direttamente rivolti alla vittima, ma che la danneggiano sul piano relazionale; spesso sono poco visibili e portano all’esclusione, all’isolamento della vittima, attraverso la diffusione di pettegolezzi e dicerie, fino all’ostracismo e al rifiuto
- Cyberbullismo: gli atti di bullismo avvengono prevalentemente in rete (attraverso i social networks, gli sms, Whatsapp, e-mail, chat-line). Si tratta di una modalità che purtroppo è in costante crescita tra i ragazzi.
Inoltre ci sono 3 elementi a cui si deve prestare attenzione e che sono riconducibili ad atti di bullismo a scuola:
- INTENZIONALITÀ: il comportamento aggressivo è messo in atto volontariamente e consapevolmente
- SISTEMATICITÀ: il comportamento aggressivo è messo in atto più volte nel tempo
- ASIMMETRIA DI POTERE: tra le parti coinvolte (il bullo e la vittima) c’è differenza dovuta a forza fisica, all’età o alla numerosità del gruppo; la vittima ha difficoltà a difendersi e sperimenta un forte senso di impotenza, spesso può presentare anche handicap più o meno gravi.
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Quali sono i “sintomi” del bullismo?
Purtroppo, non esiste un unico ‘segnale’, forte e inequivocabile, che aiuti i genitori a capire immediatamente quando il figlio soffre per atti di bullismo. Possiamo però osservare dei segnali, dei cambiamenti comuni che possono rivelare che nostro figlio ne è vittima:
- Improvviso calo del rendimento scolastico
- Scarso interesse verso i propri coetanei
- Atteggiamento di isolamento
- Malesseri fisici di varia natura
- Sonno agitato
A volte, può anche capitare, per esempio, che spariscano dei soldi dal portafoglio del genitore perché il bullo estorce del denaro alla vittima.
Il bambino fragile si chiude anche con i genitori, a casa non parla, magari diventa scontroso. In ogni caso, è importante notare tutti quei segnali di trasformazione che non fanno parte del carattere del figlio e che possono diventare sempre più evidenti col passare del tempo. E’ molto difficile per un ragazzo parlare direttamente a casa degli episodi negativi che vive a scuola poiché ha il timore che la sua percezione di debolezza sia confermata anche dall’adulto.
Alcuni consigli per i genitori:
- Condividete le vostre preoccupazioni con la scuola, e chiedete loro di tenere d’occhio vostro figlio, facendo però attenzione ad essere discreti.
- Segnalate il bullo ad un insegnante o al Dirigente Scolastico.
A prescindere da come deciderete di agire, è consigliabile definire con vostro figlio un piano d’azione comune, condividendo con lui tutte le misure che adotterete per far fronte al bullo e migliorare la situazione.
- Dite al ragazzo di non reagire: è esattamente quello su cui il bullo conta.
- Tenete un registro: raccogliete quante più informazioni possibile riguardo a quanto avviene e al bullo, così da poter esaminare al meglio la situazione. Se le molestie avvengono online, raccogliete prove fotografando, stampando e copiando le schermate dei messaggi incriminanti.
- Cercate aiuto: a volte, oltre a chiedere l’aiuto dei genitori, i ragazzi potrebbero sentire il bisogno di rivolgersi a persone terze. In questi casi, l’aiuto di uno psicologo esperto può essere prezioso. È quindi importante che vostro figlio sappia a chi può chiedere un aiuto.
- Ampliate il campo di amicizie e interessi di vostro figlio: incoraggiate vostro figlio a sviluppare amicizie al di fuori della sfera scolastica, e a partecipare ad attività che aiutino a rinforzarne l’autostima e la consapevolezza di sé (come ad esempio recitazione, danza, arti marziali, sport di squadra, associazioni giovanili di quartiere).
- Aiutate vostro figlio a coltivare le proprie competenze affettive e socio-relazionali: aiutatelo, ad esempio, a lavorare sulle sue capacità di reazione e di ripresa, a trarre lezioni dagli ostacoli che incontra nella vita quotidiana, a fronteggiare circostanze sfavorevoli e a sviluppare strategie di risposta efficaci.
- Allertate la Polizia: se l’aggressione assume caratteristiche più gravi e allarmanti, degenerando ad esempio in episodi di violenza, ricatto o tentata estorsione, o sfociando in episodi di autolesionismo o di tentato suicidio, non esitate a rivolgervi alle autorità locali di Polizia.
- Partecipate alle attività scolastiche volte a contrastare il bullismo.
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Per i genitori dei bulli invece:
Sebbene sia normale che vi possiate sentire delusi e amareggiati nell’apprendere che vostro figlio sia direttamente coinvolto in una situazione di bullismo, provate a mantenere la calma, e prendetevi del tempo per riflettere su come intervenire in modo concreto:
- Spiegate con tranquillità a vostro figlio che quello che sta facendo è scorretto
- Cercate di spiegare a vostro figlio che è il suo comportamento, non lui in sé, che va condannato e corretto.
- Analizzate attentamente la situazione: discutete con vostro figlio dei segnali e delle conseguenze del bullismo e chiedetegli come si sentirebbe se dovesse subire lo stesso trattamento da parte di altri. A volte i ragazzi non si rendono conto che il loro comportamento si connota come bullismo.
- Spiegate a vostro figlio come pensate di agire, se ad esempio intendete allertare la scuola, e come vi aspettate che lui si comporti.
- Assicuratevi che vostro figlio disponga di tempo e di spazi adeguati per ragionare con voi sul proprio comportamento.
- Cercate l’aiuto di un esperto che possa aiutarvi a comprendere quale disagio si nasconde dietro ai comportamenti aggressivi di vostro figlio.
Per concludere
È importante aiutare l’adolescente a costruire amicizie costruttive e positive monitorando l’utilizzo dei social e del cellulare e a lavorare sulla sua autostima e sulle proprie capacità e sull’affermazione del sé. A scuola è necessario intervenire sul gruppo al fine di incrementare i comportamenti pro-sociali, far comprendere che non esiste un modo di essere corretto ma tanti modi diversi, ognuno con le proprie caratteristiche.
Il sostegno psicologico può essere un grande aiuto per imparare a non essere vittima delle prepotenze, per acquisire maggiore consapevolezza di se stessi e sviluppare adeguate abilità relazionali.
Il primo modo per difendersi dal bullismo psicologico è quindi quello di comprendere che la violenza non è accettabile a prescindere, sotto qualsiasi forma appaia, che non si è sbagliati ma solamente diversi dagli altri, che le caratteristiche personali ci rendono unici e speciali e che ognuno di noi merita il rispetto, ha il dovere di affermare i propri diritti ed è libero di esprimersi.
Infine nei casi di bullismo possiamo dire che molto spesso vittima e carnefice non hanno bisogni molto diversi tra loro, entrambe infatti nascondono dietro queste azioni, personalità fragili che hanno bisogno di un sostegno e un lavoro sulla propria affermazione relazionale e sociale.
Per ulteriori approfondimenti, qui trovate la pagina di Telefono Azzurro dove potete scaricare l’Ebook “A prova di bullo”.